Errare è umano…anche stiloso!

Siamo tutti alla ricerca della perfezione, in ogni occasione. Questo ci rende uguali l’un l’altro, uniformi, e ci allontana da quella ch’è la nostra natura. Non sono soltanto io a pensarlo a quanto pare. Riporto un articolo comparso su DJ Mag Italia:

” È un quesito che nell’anno 2012 dell’era digitale, tanti professionisti, che operano nelle diverse discipline rivoluzionate dal terremoto in bits degli ultimi 30 anni, iniziano a porsi con insistenza.
Se lo chiedono anche a Sound on Sound, la più prestigiosa rivista al mondo, dedicata alla music tech.

Il direttore Paul White, nel primo editoriale del 2012 riflette: “quando I sequencers  fecero la loro prima apparizione sul mercato, ero preoccupato  dall’impatto negativo che avrebbero potuto esercitare sull’abilità dei musicisti: se fa tutto il sequencer, chi si preoccuperà più di imparare a suonare?” 

e ancora

“ I sequencer, hanno permesso la nascita di generi musicali basati su precisione matematica, campioni e rigida quantizzazione e sono stati responsabili della più grande rivoluzione artistica generata dalle macchine, che si ricordi”. 

Nel descrivere minuziosamente i vantaggi del digitale in termini di qualità, costi e risparmio nei tempi dedicati alla produzione, il direttore della rivista britannica non nasconde alcune conseguenze impreviste, emerse  ora che la prima generazione cresciuta interamente nel “matrix” (parliamo di coloro nati dopo il ’90) è grande abbastanza da esprimere una propria cultura:

alcune settimane fa, mi è stato sottoposto dal proprietario di uno studio, un demo con la traccia vocale eseguita da sua figlia.  Il primo pensiero è stato “vocce troppo processata con auto-tune e pitch correction.”Ma il proprietario dello studio mi ha spiegato che la voce non era stata affatto processata. Qual’era il problema allora? La ragazza è cresciuta ascoltando musica pop degli ultimi 10 anni, ossia produzioni con tracce vocali pesantemente processate e per lei, quello è il modo naturale di cantare. Per le voci femminili in particolare,  la perfezione nella tonalità e lo spostamento pulito e senza errori da una nota all’altra è oggi uno standard.

E conclude:“Sarebbe ironico se in futuro, venisse commercializzato un plug-in per “riportare” voci ormai indottrinate dalla scienza del “pitch-perfetto” al ‘naturale’, errori inclusi”. “

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