NEW WAVE INFLUENCES

DI PIERFRANCESCO PACODA

Nella seconda metà degli anni ’70 una “nuova ondata”, un rinascimento sonoro, attraversa i generi, mette insieme le prime sperimentazioni elettroniche con le chitarre distorte della psichedelica, il rumore puro del punk e le immagini dallo spazio infinito del dub. Da Londra a Firenze e Bologna si raccolgono frammenti di un discorso sonoro che avrebbe percorso oltre trent’anni di club culture. 

Londra, estate 1977.
Mentre gli scampoli del punk, da ribellione senza una causa, urlata dai Sex Pistols
di ‘Anarchy in UK’, censurati da tutti i media e arrivati ai vertici delle classifiche, diventano foto da cartolina per i turisti che fanno shopping su King’s Road e le creste colorate e le giacche di pelle solcate dalle spille da balia entrano nelle collezioni ‘haute couture’, la città si trasforma in un laboratorio.
Il punk, con la sua volontà di azzerare la storia
del rock, ha definitivamente aperto le menti. Sperimentare, è il mantra ossessivamente ripetuto nei ‘blocks’ delle periferie industriali come tra
le vie intorno a Portobello Road, dove la forzata convivenza tra ragazzi bianchi e coetanei immigrati dalla Giamaica è pronta a generare inedite collisioni tra mondi apparentemente lontani.
E questo avviene ovunque, nelle metropoli,
come nelle piccole città di provincia. È come se, improvvisamente, si dischiudano infinite scene. Dopo il punk, tutto è possibile.
Nasce così, per strada, una ‘nuova ondata’, una
‘new wave’ un rinascimento sonoro che attraversa
i generi, mette insieme le prime sperimentazioni elettroniche con le chitarre distorte della psichedelica, il rumore puro del punk e le immagini dallo spazio infinito del dub.
Una miscela caotica, che vuole respirare un’atmosfera di assoluta libertà, che spinge a incontrarsi per ballare, per condividere il proprio sapere, generando energie che catturano tutti i suoni che si ascoltano nell’aria.
Il reggae e il funk, colonna sonora di una realtà ricca di diversità culturali, si avvicinano alla tecnologia; il mixer persino, come proprio i
sound system giamaicani avevano insegnato,
inizia a essere utilizzato come uno strumento musicale. I ritmi, che mantengono una loro ossessione oscura, si fanno però sempre più ballabili.
Gruppi come le Slits e il Pop Group collaborano
con Adrian Sherwood, produttore che viene
dal punk ma è ossessionato dalla maniera che
i dj del dub hanno di prendere l’ascoltatore
e di portarlo in un’altra dimensione, a
Manchester i Certain Ratio esplorano il
versante più metallico del funk, band
come Chris and Cosey (progetto parallelo
dei Throbbing Gristle, i più importanti
interpreti della musica industriale)
costruiscono composizioni electro
dall’incedere hip hop.

Una rivoluzione sonora che dilaga nel mondo, arriva anche in Italia, grazie soprattutto a tanti concerti di quelle band inglesi che per una volta suonano qui, proprio nello stesso periodo della loro maggiore creatività, facendo ascoltare ai rocker del nostro paese quello che avveniva dopo la distruzione intelligente del punk.

Bologna e Firenze, soprattutto, sono i luoghi della new wave italiana, la provincia più delle grandi città. Ma non solo. Studi, discoteche, rassegne, un fiorire straordinario di etichette indipendenti, la consapevolezza di vivere, per una volta, la definizione di un suono in perfetta sintonia con quello che avveniva altrove.

Tutto questo viene celebrato, adesso, dopo che negli anni passati molti musicisti avevano tributato omaggi a vari gruppi – come Carl Craig, che ha sempre dichiarato che Chris and Chosey sono stati una delle sue principali fonti di ispirazione – da
una raccolta doppia, appena pubblicata dalla Strut Records: ‘Mutazione. Italian Electronics & New Wave Underground 1980 1988’ che mette insieme rarità pubblicate in quegli anni spesso dalle stesse band diventate, soprattutto all’estero, oggetto di culto e di attento ascolto.

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riportato da DJ Mag Italia

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